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Ok, eravamo rimasti al secchio pieno, avevamo cioè fatto arrivare la giusta quantità di luce sul nostro sensore (o pellicola ovviamente). Ci siamo posti il problema di come cambia la foto in funzione di come faccio arrivare la luce al sensore.
Il nostro obbiettivo lo paragoniamo (rimanendo in tema idraulico) ad un imbuto che raccoglie la luce. Ora se il nostro imbuto è grande sarà capace di raccogliere tanta luce che lascerà passare attraverso un foro grande a cui viene associato un numero piccolo (si lo so sembra una presa in giro ma è così). Per chi vuole approfondire la storia del rapporto tra lunghezza focale e diametro troverà sicuramente su google mille post sull’argomento, ma è noioso … 🙂 , quindi un obiettivo con diaframma f=2,8 raccoglierà più luce di un f=4,0. Ma la cosa importante a prescindere dall’apertura massima del nostro obiettivo è che possiamo decidere quanta luce far passare utilizzando la ghiera dei diaframmi! Numeri piccoli fanno passare tanta luce, numeri grandi ad esempio f=22 ne fanno passare poca.
Una similitudine sciocca quella del secchio ma funziona, usando il diaframma siamo in grado di far passare più o meno luce quindi di riempire il nostro secchio in più o meno tempo.

Qualcuno ha detto tempo? Si certo, se un parametro è quanto apriamo il rubinetto un altro fattore e per quanto tempo. Il secchio lo dobbiamo riempire ma non dobbiamo versare acqua a terra ricordate? E neanche lasciarlo mezzo vuoto. Nell’esempio del secchio siamo noi ad aprire e chiudere il rubinetto, nella macchina fotografica impostiamo una sorta di timer che parte quando premiamo il pulsante di scatto. Normalmente si parla di frazioni di secondo. Per non “muovere” la macchina fotografica (cioè fare una foto mossa) si scatta ad almeno 1/60 sec (prima che mi insultino, è una misura indicativa che dipende dalla lunghezza focale dell’obiettivo e da fattori anche legati alla tecnologia utilizzata), fidatevi però più o meno funziona così. Tempi più lenti tipo 1/30 sec rischiano di evidenziare il tremore delle nostre braccia e richiedono un cavalletto. Tempi più veloci ad esempio 1/500 sec al contrario non sempre si possono usare se l’ambiente non è ben illuminato.

Per ora abbiamo scoperto che esiste una coppia tempo/diaframma che ci permette di esporre correttamente la nostra foto (o riempire il nostro secchio 🙂 poca acqua per tanto tempo oppure tanta acqua per poco tempo), questa coppia ci viene suggerita dall’esposimetro. La prossima domanda che ci faremo sarà: ma chi ci dice che l’esposimetro conosca la coppia tempo/diaframma giusta? e se non fosse quella che piace a noi?

Innanzitutto proviamo ad immedesimarci in una scena, cosa stiamo fotografando è importante tanto quanto questa benedetta coppia tempo/diaframma. E’ facile immaginare che se sto fotografando una gara equestre dove i cavalli saltano gli ostacoli sarà diverso dal fotografare un panorama notturno di una città.

Eadweard Muybridge, un fotografo britannico nato nel 1830 scrisse: “Solo la fotografia ha saputo dividere la vita umana in una serie di attimi, ognuno dei quali ha il valore di una intera esistenza” lui fu il primo a compiere una serie di esperimenti utilizzando la fotografia per fermare un istante, cioè bloccare il momento. Probabilmente era ossessionato da questo aspetto, ma la domanda dobbiamo porcela anche noi: quello che stiamo fotografando ha bisogno di essere “bloccato” si sta muovendo? Se la risposta è si quanto velocemente si muove? Un bambino che gioca sullo scivolo è diverso da una macchina da rally su una strada sterrata. Se la risposta è no possiamo prendercela anche con calma e valutare altri aspetti.

Alcune macchine fotografiche hanno dei programmi pre-impostati, questo aiuta la macchina fotografica a capire cosa vogliamo realizzare. Bingo, stiamo creando e non stiamo solo aspirando delle immagini 🙂 . Il programma sport ad esempio cercherà di bloccare l’azione, il nostro bambino che gioca sull’altalena ad esempio. Per fare questo la macchina cercherà di usare un tempo di scatto molto veloce (il nostro timer, per quanto tempo tengo aperto il rubinetto). Cercherà, perchè non è sempre possibile usare un tempo veloce, il secchio si deve riempire e c’è bisogno di luce! Ora in una giornata estiva soleggiata probabilmente non è un problema ma in autunno alle 20:00 di sera potrebbe essere un serio problema.
Quindi tirando le somme per fotografare il bambino sull’altalena dobbiamo usare un tempo di otturazione veloce ad esempio 1/250 sec o 1/500 sec (in realtà un bambino sull’altalena non si muove così velocemente, basterebbe anche meno). Il nostro esposimetro ci indicherà il diaframma corretto che probabilmente sarà “aperto” quindi un numero piccolo ad esempio f=4.0 f=2.8 . Attenzione questi non sono suggerimenti di parametri da usare, servono solo a darvi un idea di cosa sto parlando, i fattori in gioco sono tanti.

Invece se stiamo fotografando un panorama notturno, magari di una bella città di sicuro non ci sarà tanta luce (se no non sarebbe un panorama notturno, si la foto che ho messo non è di notte…. ). Quindi luce poca.
Ci va pazienza, il tempo di otturazione sarà lungo per permettere alla luce di arrivare al sensore (un po come accade in qualche spiaggia che per fare la doccia dopo il bagno lo fai a rate con un filo di acqua che scende dal soffione). Per evitare di fare una foto mossa ci aiuteremo con un cavalletto che tiene la macchina bella ferma così da poter utilizzare tempi lunghi che potrebbero essere anche di secondi o addirittura minuti.
In questo caso cercheremo di far passare più luce possibile dall’obiettivo quindi ancora una volta diaframmi aperti tipo f=2.8 (non tutti saranno d’accordo giustamente nell’utilizzare diaframma aperto per una foto notturna per tante ragioni ottiche diciamo così, ma ripeto sto cercando di semplificare giocando anche un po sperando di far capire).

Ma allora a cosa servono i diaframmi chiusi???? Servono servono fidatevi. In questi due esempi ho voluto soffermarmi sulla scelta del tempo di otturazione forse perchè più intuitivo e semplice da sottoporre come esempio.

In queste due foto non avevamo scelta (l’ho fatto apposta), dovevamo (o quasi) preferire l’impostazione, priorità dei tempi si chiama così quando noi decidiamo di scegliere in maniera prioritaria il tempo di otturazione lasciando alla macchina fotografica l’onere di trovare il diaframma più adatto (cosa non sempre possibile). Mi spiego meglio in questa tipologia di foto era necessario basare la nostra scelta prioritaria su un aspetto, la velocità appunto. In un caso volevamo essere veloci nell’altro mi serviva tempo.

Non sempre è così ovviamente, ci sono situazioni in cui il diaframma gioca un ruolo fondamentale perchè la nostra foto sarà influenzata tantissimo dal diaframma usato!!!!

Lo so non ho ancora risposto alla domanda iniziale… come cambia la foto utilizzando la soluzione uno o la soluzione due? Non ci sto girando intorno, ma sono necessarie alcune informazioni prima di poter comprendere cosa cambia e come scegliere. Certo potrei farvi vedere due esempi chiuderei la questione qui, però a me piace raccontarvi tutta la storia o almeno la storia come la racconterei io. Io non sono un professore (lo avrete capito), questo è il mio primo tentativo di trasmettere nozioni di fotografia. Ho 54 anni e da quando ne avevo 3 sono stato in un negozio di fotografia. Ho imparato ad usare l’ingranditore per stampare le foto in camera oscura guardando i miei genitori, loro non vogliono imparare ad usare lightroom 🙂 ma è giusto così. La mia prima reflex è stata una Pentax MX ora scatto con Nikon ma non sono amante dell’ultimo modello per forza. La fotografia è cambiata molto da allora, ma alcune cose sono rimaste uguali perchè le regole sono scritte dalla fisica ottica. Molti miei clienti a cui piace la fotografia “soffrono” nell’uso degli automatismi aspirano immagini e basta. Fanno belle foto ma non sono loro a farle fino in fondo, queste guide nascono per questo, dalla loro richiesta di avere informazioni semplici per essere più creativi.

Andrea

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